Le stragi di Capaci e Via d’Amelio hanno segnato indelebilmente la storia d’Italia: per oltre un quarto di secolo le “verità” processuali, hanno offerto una ricostruzione perimetrata in una strategia della mafia. 26 anni di processi basati su indagini approssimative e dichiarazioni di collaboratori di giustizia ora smentiti ora riaccreditati, salvo poi rivelarsi collaboratori pilotati o costretti alla collaborazione. 26 anni in cui la dirompente “emergenza mafia” determinò arresti di massa e la sospensione dello stato di diritto. La “nuova” emergenza permise l’introduzione del 41bis e la riapertura delle carceri speciali di Pianosa e l’Asinara. I racconti dalla sezione Agrippa fanno emergere come “normale” trattamento penitenziario vessazioni e torture sistematiche. Migliaia di prigionieri in quegli anni, colpevoli o innocenti, vengono torturati e umiliati dagli agenti dello Scopp (antesignano del Gom). Queste torture verranno denunciate da un coraggioso Magistrato di Sorveglianza, Rinaldo Merani, che invierà una dettagliata relazione-denuncia alle Procure di Livorno e Firenze. Per la strage di via d’Amelio vennero condannate decine di persone in base alle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Nel 2008 inizia a collaborare Gaspare Spatuzza che smentisce definitivamente le dichiarazioni di Scarantino e inizia il Borsellino quater.
La sentenza del luglio 2018, emessa dalla Corte di Assise d’Appello di Caltanissetta, ribalta quelle precedenti. Ma i giudici vanno oltre definendo la strage di via d’Amelio “il più grave depistaggio” della storia d’Italia dopo Portella della Ginestra. A leggere la sentenza sembra una Spy Story invece è una tragica realtà che ha distrutto e segnato vite per sempre e della quale “meno si sa e meglio è” perché la “verità” nessuno la vuole.
Per i giudici di Caltanissetta il «più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana» è quello delle «anomalie» e delle «irritualità» che hanno permeato l’intera vicenda processuale e investigativa della strage di Via D’Amelio. Questa è in sintesi la conclusione della motivazione. È la vicenda processuale dell’acquisizione probatoria degli interrogatori di Scarantino, una di quelle più aspramente contestate dalla Corte. Quelli che vengono citati in sentenza sono anche stralci delle sentenze dei processi Borsellino bis e ter. È qui che la Corte non tarda a richiamare l’’ attenzione sull’importanza che avrebbe avuto la ricerca dei «riscontri individualizzanti, oltre che di rispettare i limiti della chiamata e il controllo sull’accusa de relato». La sentenza giudica anche il comportamento degli inquirenti, quando rileva che le dichiarazioni di Scarantino sono di tutta evidenza «caratterizzate da incongruenze, oscillazioni e ritrattazioni» e che proprio questi elementi ben avrebbero dovuto consigliare «un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle dichiarazioni» in capo agli inquirenti.
Con queste sue considerazioni nella sentenza la Corte d’Assise critica aspramente la carenza di una «minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, positivi e negativi che fossero».
Fiammetta Borsellino sta conducendo una lunga battaglia alla ricerca della verità storica e processuale:
“Più che una percezione è un dato di fatto: mai come in questa indagine sono state compiute delle anomalie, degli errori, delle omissioni di entità gravissime. Non ultime quelle di aver investito i servizi segreti, già nelle prime ore, e nelle prime fasi dell’indagine, se non addirittura prima…ha dichiarato in una recente intervista.
E ancora, alla domanda se “la chiave di lettura è da cercarsi veramente nella trattativa tra lo stato e mafia oppure fu “solo” un delitto di mafia?”
risponde:
“No. imputare questa strage solo alla trattativa tra lo stato e la mafia, oppure ad una strage solo di tipo mafioso è molto semplificativo e fa comodo a chi la verità non la vuole raggiungere. È un equilibro tra molteplici verità e molteplici poteri, quindi bisogna stare molto attenti alle semplificazioni.”
E assieme proveremo a ricomporre un pezzo di storia che ha avuto molti giudici e poche verità. All’incontro, aperto al pubblico, parteciperanno gli studenti di alcuni istituti cittadini.
Per info e prenotazioni inviare una mail a: yairaiha@gmail.com